So che dovrei ascoltare prima di rispondere. So che dovrei organizzare meglio la giornata. So che quella conversazione non può essere rimandata ancora. Eppure, quando arriva il momento, faccio quello che ho sempre fatto. Poi mi arrabbio con me stesso: mi manca la disciplina, da lunedì cambio tutto.
Vi riconoscete? Io sì. Sono Maurizio Pesenti e ne ho parlato nell'ultima puntata del Salotto del Coach, qui su Casa Radio, insieme a Elvira Cucca, che si occupa di benessere e stile di vita. Il tema è uno solo: la distanza tra "lo so" e "lo faccio".
Sapere non basta
La conoscenza c'è. Anche l'intenzione è sincera. Ma davanti alla situazione concreta, tra fretta, interruzioni e responsabilità, il cervello sceglie la strada più breve: quella che conosce già. Un po' come spiegare come si parcheggia e poi parcheggiare davvero. Per creare un'abitudine nuova serve energia, e serve tanta ripetizione.
Non chiamatela subito resistenza
Vi racconto un caso dal mio lavoro, senza fare nomi. Un imprenditore chiede ai suoi responsabili più autonomia: «Prendete voi le decisioni». Quindici giorni dopo un manager decide in modo diverso da come avrebbe fatto lui. Risultato: correzione immediata e un «la prossima volta chiedi prima a me».
Incoerenza? Forse. Ma la domanda utile è un'altra: che cosa sente di mettere a rischio quando cambia comportamento? Il controllo, la qualità, il proprio ruolo, l'immagine di professionista competente. Prima di parlare di resistenza al cambiamento, chiediamoci se le persone hanno informazioni, strumenti e margini decisionali per cambiare davvero.
Vale anche per noi. Volete dedicare mezz'ora al giorno a un progetto? Il buon proposito non crea quella mezz'ora: bisogna decidere a cosa rinunciare. Il cambiamento occupa tempo e spazio reali.
Diffidate del "se vuoi, puoi"
Le abitudini nascono dalla ripetizione in un contesto stabile, con tempi diversi da persona a persona: tre settimane per alcuni, due mesi per altri. Le promesse facili creano aspettative irrealistiche, e se dopo ventuno giorni faccio ancora fatica finisco per sentirmi incapace. Non è così.
Il tasto off
Un altro imprenditore che seguo, in riunione, parla sopra a tutti, anche fuori dal suo punto all'ordine del giorno. Lo sa, ma parte in automatico. L'esercizio che gli ho proposto è semplice solo in apparenza: ascoltare finché non arriva il suo punto, parlare solo di quello e osservare le reazioni degli altri. Per lui è difficilissimo. Ed è proprio lì che comincia il cambiamento.
Elvira lo spiega con un'immagine: una nuova abitudine è come aprire un sentiero in un campo di pannocchie. All'inizio è faticoso, poi ogni passaggio rende la strada più facile. Il suo consiglio a chi non si muove mai: cinque minuti a piedi intorno all'isolato.
Allora scegliete una sola cosa, piccola. Un'abitudine da fermare o una da iniziare. Da domani. Il cambiamento non parte dal lunedì perfetto, parte dal primo passo.


