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Gratteri: «Bisogna investire sui giovani e sulla scuola per contrastare la criminalità»

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Gratteri: «Bisogna investire sui giovani e sulla scuola per contrastare la criminalità»

Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ospite del direttore Giovanni Lacagnina a “Buongiorno Italia” su Casa Radio: «Non possiamo parlare di future generazioni non violente senza investire nella scuola e nell’educazione»

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Scuola, giovani, sicurezza, criminalità organizzata e giustizia. Sono stati questi alcuni dei principali temi affrontati da Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, ospite del direttore Giovanni Lacagnina nel corso della trasmissione Buongiorno Italia di Casa Radio.

Un'intervista che ha affrontato anche il tema del recente decreto sulla scuola e le disposizioni relative alla presenza degli alunni con cittadinanza non italiana nelle classi prime della scuola primaria.

Il provvedimento prevede che, nelle classi prime della scuola primaria, il numero degli alunni con cittadinanza non italiana che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia non possa superare il 30% del totale degli alunni della classe.

Gratteri: «Bisogna investire sui giovani»

Sul decreto Gratteri ha precisato di non averne ancora approfondito il contenuto: «Non ho ancora letto il decreto». Il Procuratore ha però ribadito la necessità di intervenire soprattutto sul fronte dell'educazione e della formazione dei giovani.

«Sono convinto che bisogna investire sui giovani, partendo dall’asilo e soprattutto dai bambini appartenenti alle famiglie meno abbienti», ha affermato.

Per Gratteri, infatti, il tema della scuola è strettamente collegato anche a quello della sicurezza e della prevenzione della criminalità.

«Non possiamo parlare di future generazioni non violente senza investire nella scuola e nell’educazione dei ragazzi», ha sottolineato, evidenziando il rischio che le organizzazioni mafiose possano utilizzare i giovani come strumento per commettere reati.

Un investimento nell'istruzione, dunque, non soltanto come strumento di crescita culturale, ma anche come elemento di prevenzione rispetto ai fenomeni criminali.

Il tema del burqa e la questione dell'integrazione

Nel corso dell'intervista si è parlato anche delle disposizioni contenute nel decreto e del tema dell'integrazione.

Gratteri ha espresso le proprie perplessità rispetto ad alcuni aspetti del dibattito pubblico: «Non ho mai visto una ragazzina davanti alle scuole o in televisione con il burqa, quindi non so di cosa stiamo parlando. E poi è vietato nei luoghi pubblici».

Il Procuratore ha quindi affrontato la questione della distinzione tra italiani e stranieri, sostenendo la necessità di concentrarsi sui comportamenti e sulle responsabilità individuali.

«Non farei distinzioni tra italiani e stranieri», ha detto Gratteri, secondo il quale occorre invece distinguere tra chi commette reati e chi non li commette.

Il Procuratore ha inoltre richiamato il problema degli adulti e delle organizzazioni mafiose che coinvolgono i minorenni nelle attività criminali.

«Io credo che siano le organizzazioni mafiose e gli adulti a utilizzare i minorenni per commettere reati di mafia», ha affermato.

«Una contraddizione sui reati gravi»

Gratteri ha poi rivolto l'attenzione al sistema delle misure di sicurezza e ai continui interventi legislativi.

«Se continuiamo ad andare avanti con decreti-legge ogni due mesi e consentiamo, per reati che creano allarme sociale, come dimostrano gli ultimi pacchetti sicurezza, gli arresti domiciliari o l’obbligo di firma per reati gravi, siamo di fronte a una contraddizione», ha dichiarato.

Un passaggio nel quale il Procuratore ha sottolineato la necessità di una maggiore coerenza tra la gravità dei reati e le misure adottate nei confronti di chi ne è accusato.

Le elezioni e l'impegno nelle scuole

Durante l'intervista si è parlato anche delle prossime elezioni politiche e del clima di confronto che accompagna la politica italiana.

«Siamo in campagna elettorale dal 2025, con un continuo botta e risposta», ha osservato Gratteri.

Il Procuratore ha però chiarito di non aver mai pensato a un ingresso diretto in politica.

«Non ho mai pensato di fare politica. Sono un felice procuratore di Napoli», ha affermato.

Gratteri ha quindi parlato del suo impegno personale al di fuori dell'attività professionale, spiegando di dedicare parte del proprio tempo agli incontri nelle scuole.

«Dedico il mio tempo libero alle scuole e ai ragazzi, affinché imparino l’italiano, la storia, la geografia e tutto ciò che consente di avere una sana istruzione», ha detto.

Un'attività che, nelle parole del Procuratore, rappresenta anche un modo per contribuire alla formazione delle nuove generazioni e alla diffusione di una maggiore consapevolezza sui temi della legalità.

Il rapporto tra genitori e insegnanti

Altro tema affrontato durante la conversazione è stato il rapporto tra scuola e famiglia.

Gratteri ha criticato alcuni comportamenti assunti da parte dei genitori nei confronti degli insegnanti.

«Purtroppo i genitori non aiutano molto la scuola. Abbiamo genitori maleducati, con un approccio violento e volgare, che arrivano a contestare gli insegnanti», ha affermato.

Per il Procuratore sarebbe necessario recuperare un maggiore rispetto dei ruoli e delle rispettive funzioni.

«Dovremmo avere più rispetto dei ruoli e delle funzioni», ha sottolineato, ricordando come negli ultimi decenni il rapporto tra famiglie e scuola sia profondamente cambiato.

«La scuola negli ultimi decenni ha pensato di far entrare sempre di più le famiglie nella scuola», ha osservato Gratteri.

Il coinvolgimento delle famiglie, secondo il Procuratore, dovrebbe quindi essere accompagnato da un maggiore rispetto dell'autonomia e del ruolo degli insegnanti.

«I ragazzi non possono avere sempre il cellulare in mano»

Gratteri ha dedicato un passaggio anche all'utilizzo dei telefoni cellulari da parte dei giovani.

«Bisogna tenere impegnati i ragazzi senza tenere il cellulare in mano», ha affermato.

Anche in questo caso il tema viene ricondotto alla necessità di offrire ai giovani alternative, occasioni di formazione e attività che favoriscano la socializzazione e la crescita personale.

Per Gratteri, la scuola e la famiglia hanno un ruolo centrale nel guidare i ragazzi e nel fornire loro gli strumenti necessari per affrontare il futuro.

Il caso del gioielliere Roggero e la fiducia nella magistratura

Nella parte conclusiva dell'intervista, il Procuratore ha affrontato il tema della giustizia, prendendo spunto dal caso del gioielliere Roggero, arrestato dopo aver sparato alle spalle dei rapinatori.

Il caso ha riacceso il dibattito sull'applicazione delle norme e sul rapporto tra sicurezza e giustizia.

Gratteri ha ricordato il ruolo dei magistrati nell'applicazione delle leggi: «I giudici applicano le leggi».

A proposito delle misure cautelari ha quindi aggiunto: «Purtroppo non si possono concedere gli arresti domiciliari a fronte di una richiesta di 14 anni».

Il Procuratore ha infine rivolto un richiamo alla fiducia nelle istituzioni giudiziarie: «Dobbiamo avere fiducia nella magistratura».

A novembre il nuovo libro sulla storia della ’ndrangheta

Prima di concludere l'intervista, Gratteri ha parlato anche dei suoi prossimi impegni editoriali.

Il Procuratore ha annunciato l'uscita, prevista per novembre, di un nuovo libro dedicato alla storia della ’ndrangheta.

Un ulteriore lavoro di approfondimento su un fenomeno criminale che Gratteri ha studiato e raccontato anche attraverso numerose pubblicazioni e gli incontri con gli studenti.

Dalla scuola alla sicurezza, dal rapporto tra genitori e insegnanti alla giustizia, fino al contrasto alla criminalità organizzata: sono stati numerosi gli argomenti affrontati durante l'intervista a Buongiorno Italia.

Al centro del messaggio di Gratteri è tornata più volte la necessità di investire sui giovani e sulla loro formazione, partendo dalla scuola e dall'educazione, per offrire alle nuove generazioni strumenti culturali e opportunità di crescita e per rafforzare, allo stesso tempo, la prevenzione dei fenomeni criminali.

Giovanni Lacagnina
Giovanni Lacagnina

Giornalista iscritto all’Ordine dal 24 maggio 1990 e laureato in Sociologia. Direttore Responsabile di Casa Radio, è accreditato presso la Santa Sede e diverse istituzioni italiane. Giovanni Lacagnina è il direttore di Casa Radio, una figura di rilievo nel panorama giornalistico italiano. Iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 24 maggio 1990,Lacagnina ha una solida formazione accademica con una laurea in Sociologia. Vicepresidente Confassociazioni Comunicazione , Informazione e Media, con Delega politico-Istituzionale. E’ attualmente accreditato presso la Santa Sede e importanti istituzioni italiane, tra cui la Presidenza della Repubblica, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Camera dei Deputati e il Senato, testimonianza della sua autorevolezza e il riconoscimento professionale nel campo del giornalismo italiano.

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