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CONFEDILIZIA ROMA: “CEDOLARE SECCA SUI NEGOZI, UNA MISURA PER FAR RIPARTIRE LOCAZIONI, COMMERCIO E QUARTIERI”

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CONFEDILIZIA ROMA: “CEDOLARE SECCA SUI NEGOZI, UNA MISURA PER FAR RIPARTIRE LOCAZIONI, COMMERCIO E QUARTIERI”

La presidente Claudia Barina: «Non si tratta semplicemente di ridurre le tasse sui proprietari. Rimettere sul mercato i locali oggi sfitti significa creare opportunità per le attività economiche e contribuire alla vitalità e alla sicurezza delle nostre città»

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L’introduzione della cedolare secca sulle locazioni commerciali, a partire dai piccoli negozi e dagli immobili destinati alle attività di prossimità, può rappresentare uno strumento concreto per favorire l’incontro tra proprietari e operatori economici e contribuire alla riattivazione di migliaia di locali oggi inutilizzati.

È la posizione di Confedilizia Roma, che guarda con particolare attenzione al confronto in corso sull’ipotesi di inserire la misura nella prossima legge di Bilancio.

Per la Capitale il tema assume una rilevanza particolare. La presenza di locali commerciali vuoti non riguarda infatti esclusivamente il rapporto economico tra proprietario e potenziale conduttore, ma incide direttamente sulla qualità dello spazio urbano, sulla vitalità delle strade e dei quartieri e sulla possibilità di mantenere e sviluppare il commercio di prossimità.

«Dobbiamo tornare a creare le condizioni perché affittare un locale commerciale sia conveniente per entrambe le parti. Oggi il peso fiscale che grava sulla proprietà, sommato ai costi dell’immobile e alla rigidità di una disciplina delle locazioni commerciali che necessita di essere aggiornata, può rendere molto difficile l’incontro tra domanda e offerta. La cedolare secca rappresenterebbe un primo intervento concreto per rimettere in movimento questo mercato», dichiara l’avvocato Claudia Barina, presidente di Confedilizia Roma.

L’ipotesi al centro del confronto prevede l’estensione alle locazioni commerciali di un regime sostitutivo sul modello della cedolare già utilizzata nel settore abitativo. Una delle possibilità è quella di partire dai nuovi contratti relativi ai negozi, riprendendo l’esperienza del 2019, quando il regime era stato introdotto per le unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1 entro determinati limiti dimensionali.

Per Confedilizia Roma, tuttavia, la questione non può essere letta esclusivamente attraverso il parametro del minor gettito fiscale. La riattivazione di immobili che oggi non producono reddito potrebbe generare nuovi contratti, nuova attività economica e, conseguentemente, nuova base imponibile.

«Un locale chiuso non produce valore per nessuno: non lo produce per il proprietario, non offre un’opportunità all’imprenditore che vorrebbe avviare un’attività e non contribuisce alla vita del quartiere. Per questo la cedolare secca non deve essere considerata semplicemente uno sgravio fiscale. Può diventare una misura di politica urbana capace di favorire nuove locazioni, sostenere il commercio di vicinato e contrastare progressivamente il fenomeno delle serrande abbassate», sottolinea Barina.

Il tema è particolarmente significativo in una città complessa come Roma, dove le dinamiche immobiliari e commerciali cambiano profondamente da quartiere a quartiere. Accanto alle strade caratterizzate da una forte domanda commerciale esistono aree nelle quali la presenza prolungata di negozi vuoti rischia di alimentare un progressivo impoverimento del tessuto urbano.

La riapertura di un esercizio commerciale non rappresenta infatti soltanto un’operazione immobiliare. Significa riportare persone nelle strade, generare servizi, illuminazione, presidio e relazioni sociali. In questa prospettiva, politiche fiscali capaci di favorire la rimessa sul mercato dei locali inutilizzati possono diventare parte di una strategia più ampia di rigenerazione urbana.

Confedilizia Roma ritiene inoltre importante evitare che l’eventuale introduzione della cedolare venga accompagnata da meccanismi eccessivamente complessi o da nuovi vincoli che possano limitarne l’efficacia. L’obiettivo dovrebbe essere quello di rendere più semplice e conveniente la stipula di nuovi contratti, lasciando alle parti la possibilità di individuare liberamente il punto di equilibrio economico più adeguato.

«La fiscalità può creare le condizioni per far incontrare proprietario e conduttore, ma poi deve essere il mercato, attraverso la libera negoziazione tra le parti, a trovare il canone sostenibile. A Roma abbiamo bisogno di riportare sul mercato gli immobili inutilizzati, non di aggiungere nuove rigidità. Ogni negozio che riapre significa un immobile che torna a produrre reddito, un’attività che può nascere o crescere e una strada che recupera vitalità. È questa la prospettiva con cui riteniamo debba essere valutata la misura», conclude la presidente di Confedilizia Roma.

Secondo Confedilizia Roma, dunque, l’eventuale introduzione della cedolare secca per le locazioni commerciali dovrebbe essere considerata come il primo passo di una riflessione più ampia sulla fiscalità e sulla disciplina degli immobili non abitativi.

L’obiettivo deve essere quello di favorire un mercato delle locazioni più dinamico, capace di rispondere alle esigenze dei piccoli proprietari e, contemporaneamente, di rendere più semplice l’apertura e la permanenza delle attività economiche sul territorio.

Una politica per la proprietà immobiliare che, soprattutto nelle grandi città, può diventare anche una politica per il commercio, per la rigenerazione urbana e per la qualità dell’abitare.


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