La vera sfida della trasformazione digitale nel mondo delle costruzioni non sembra essere quella di stabilire quanto velocemente le macchine riusciranno a sostituire l'uomo. La domanda che emerge dalla Città della Posa di Cersaie 2026 è quasi opposta: quanto può diventare più competente, sicuro ed efficiente un professionista quando robotica, intelligenza artificiale e digitalizzazione vengono progettate per lavorare insieme a lui?
È attorno a questo interrogativo che si è sviluppata, mercoledì 23 settembre, la seconda tavola rotonda della Città della Posa, moderata da Paolo Leccese, direttore editoriale di Casa Radio. L'appuntamento ufficiale, dal titolo “La posa ceramica nelle Smart Cities”, era dedicato al ruolo della ceramica e della posa qualificata nello sviluppo delle città intelligenti, con particolare attenzione a superfici tecniche, sostenibilità, durabilità e integrazione con i nuovi modelli urbani.
Al confronto hanno partecipato Carlo Beltracchi di IndexLab, Pietro Putetto di Planet Smart City e Luca Berardo, presidente di Assoposa. Il dibattito ha finito però per allargarsi ben oltre la posa, attraversando robotica collaborativa, intelligenza artificiale, acquisizione digitale degli ambienti, smart building, manutenzione predittiva, consumi energetici, senior living e soprattutto il futuro professionale dei giovani.
Un confronto perfettamente inserito nel tema scelto quest'anno per la Città della Posa: “THE_GAME_”, dedicato proprio all'interazione tra elementi digitali e ceramici e al rapporto tra materia, informazione e design. Il Padiglione 19, per il secondo anno sold out, ospita infatti una vasta area dedicata alla collaborazione tra Assoposa e IndexLab, nella quale vengono sperimentate e mostrate tecnologie applicate ai processi di posa. Cersaie 2026, alla sua 43ª edizione, riunisce complessivamente 597 espositori provenienti da 24 Paesi su 145mila metri quadrati di superficie espositiva.
Il robot non sostituisce il posatore: gli toglie il lavoro più gravoso
Il primo tema affrontato è stato quello che probabilmente sta suscitando maggiore curiosità tra i visitatori della Città della Posa: l'ingresso della robotica collaborativa nel mestiere del posatore.
Beltracchi ha spiegato come il punto di partenza della sperimentazione non sia stato il robot, ma l'osservazione del lavoro umano. Prima di automatizzare un processo bisogna comprenderlo, scomporlo e individuare le fasi nelle quali la tecnologia può generare un vantaggio reale.
Da qui la scelta di concentrarsi, tra le altre operazioni, sul taglio della piastrella.
Il posatore mantiene la componente più qualificata del lavoro: effettua il rilievo, interpreta lo spazio, stabilisce come realizzare il taglio e determina il risultato estetico. Il sistema robotizzato può invece intervenire nell'esecuzione dell'operazione più ripetitiva o fisicamente impegnativa.
Attraverso sistemi di visione, il robot riconosce il tracciato individuato dal professionista e può procedere al taglio utilizzando gli strumenti opportuni.
La sperimentazione presentata a Bologna non è un elemento isolato. Assoposa descrive il percorso avviato con IndexLab come un'attività di ricerca finalizzata proprio a verificare come tecnologie digitali, realtà aumentata, dispositivi indossabili e collaborazione uomo-macchina possano affiancare, senza sostituirla, la competenza del posatore.
È probabilmente questa la chiave interpretativa dell'intero confronto: non automazione contro lavoro umano, ma automazione delle operazioni e valorizzazione della competenza.
Dalla posa alla Smart City: quando la tecnologia ricostruisce comunità
Dal cantiere il dibattito si è quindi spostato all'edificio.
Putetto ha proposto una definizione di Smart City che parte da un concetto molto meno tecnologico di quanto si potrebbe immaginare: i servizi alle persone.
La casa intelligente, in questa prospettiva, non è semplicemente un'abitazione riempita di dispositivi connessi. È un ambiente inserito in un ecosistema nel quale tecnologia, progettazione e dimensione sociale dialogano.
Spazi comuni, palestre condominiali, aree condivise, book crossing e persino una “libreria degli oggetti”, dove gli abitanti possono utilizzare attrezzature senza che ciascuna famiglia debba necessariamente acquistarle, diventano componenti di un nuovo modello dell'abitare.
A collegare questi servizi può essere un'applicazione attraverso la quale prenotare gli spazi, comunicare con il gestore, accedere alle aree comuni o entrare in contatto con gli altri residenti.
Ma l'elemento forse più interessante riguarda proprio il ritorno alla comunità.
Il paradosso emerso dal dibattito è evidente: la tecnologia, spesso accusata di aver isolato le persone, può essere utilizzata per farle incontrare nuovamente.
«Siamo arrivati dalla disumanizzazione all'umanizzazione attraverso la tecnologia», ha sintetizzato Leccese durante il confronto.
L'intelligenza artificiale entra nel processo produttivo
Se la robotica rappresenta il braccio operativo, l'intelligenza artificiale può diventare uno degli strumenti capaci di accelerare la progettazione del processo.
Beltracchi ha raccontato l'esperienza sviluppata da IndexLab nell'applicazione degli algoritmi alla robotica e il salto determinato dall'AI.
Uno degli esempi illustrati riguarda la programmazione contemporanea di due robot collaborativi a sette assi. La complessità cinematica di sistemi di questo tipo richiede normalmente attività di programmazione significative; l'impiego dell'intelligenza artificiale, secondo quanto spiegato durante la tavola rotonda, ha consentito di comprimere sensibilmente i tempi necessari per affrontare alcune di queste problematiche.
Il principio resta tuttavia lo stesso: l'AI produce valore quando viene applicata a una competenza professionale già elevata.
Non elimina il sapere tecnico. Lo accelera.
Dal rilievo digitale al robot: il cantiere potrebbe cambiare radicalmente
Uno degli scenari più concreti riguarda il rilievo.
Attraverso tecniche di acquisizione delle nuvole di punti, un ambiente può essere digitalizzato con un elevato livello di precisione. Queste informazioni possono successivamente essere elaborate e integrate con sistemi CAD/CAM e, in prospettiva, trasferite direttamente alle macchine.
Il percorso delineato durante l'incontro è chiaro:
rilievo digitale → modello dell'ambiente → progettazione della posa → informazioni alla macchina → lavorazione.
Il posatore potrebbe così utilizzare il tempo durante il quale il robot esegue un taglio per effettuare il rilievo o preparare la lavorazione successiva.
È qui che emerge uno dei possibili guadagni di produttività più interessanti: uomo e macchina possono lavorare contemporaneamente su attività differenti.
La domanda arrivata dal pubblico ha portato il ragionamento ancora più avanti: quando sarà possibile entrare in un bagno, acquisirne automaticamente geometrie, fori e misure e trasferire queste informazioni direttamente sulle lastre da lavorare?
Secondo Beltracchi, alcune componenti digitali di questo scenario sono già tecnologicamente mature. La trasformazione di una scansione in un ambiente informativo assimilabile a un processo scan-to-BIM, così come alcune applicazioni di proiezione e realtà aumentata, appartengono a un orizzonte molto vicino. Più lungo appare invece il percorso necessario per arrivare alla completa integrazione con la robotica operativa di cantiere.
Sensori e AI per gli edifici che “parlano”
Il secondo grande fronte riguarda ciò che accade dopo la costruzione.
Gli edifici produrranno quantità crescenti di dati e proprio questi dati potranno consentire di sviluppare nuovi servizi.
Putetto ha citato, tra gli esempi, le applicazioni destinate al senior living: sistemi capaci di individuare situazioni anomale senza necessariamente registrare immagini tradizionali delle persone, utilizzando sensori che rilevano presenza, movimento o informazioni termiche.
Se una condizione insolita persiste, il sistema può generare un alert diretto ai familiari, ai gestori o, in determinati modelli comunitari, a persone di prossimità.
La stessa logica può essere applicata ai consumi energetici.
La disponibilità del dato permette infatti di trasformare grandezze tecniche difficilmente interpretabili dal cittadino in informazioni immediatamente comprensibili: non soltanto kilowattora consumati, ma quanto si è speso oggi, questa settimana o questo mese.
Da qui può nascere anche una forma di gamification del risparmio: conoscere il consumo permette di modificarlo.
La vera partita è quella dei giovani
È stato però Luca Berardo a ricondurre il dibattito verso uno dei problemi strutturali dell'edilizia italiana: la capacità di attrarre nuove generazioni.
Secondo il presidente di Assoposa, non basta cambiare la comunicazione di un mestiere se prima non cambia il mestiere stesso.
Per anni il settore delle costruzioni è stato associato, soprattutto nell'immaginario dei più giovani, a un lavoro faticoso, poco tecnologico e con prospettive professionali difficili da decifrare.
Portare un video sui social non è sufficiente a modificare questa percezione.
Occorre intervenire sulle condizioni del lavoro, sulla formazione, sulla sicurezza, sulla professionalizzazione e sulla tecnologia.
Ed è proprio qui che robotica, realtà aumentata, AI e digitalizzazione assumono un significato ulteriore: non servono soltanto ad aumentare la produttività, ma possono contribuire a costruire una nuova identità professionale del posatore.
Assoposa ha fatto della formazione uno dei pilastri della Città della Posa 2026. Il programma comprende dimostrazioni tecniche, seminari e attività dedicate ai giovani delle Scuole Edili italiane; il Padiglione 19 ospita inoltre il Cersaie World Tiling Lab, con squadre provenienti da Italia, Svizzera, Danimarca, Marocco, Stati Uniti e Brasile.
Il ponte generazionale tra padri e figli
La tecnologia, tuttavia, non cancella il valore dell'esperienza.
Uno dei passaggi più significativi della tavola rotonda ha riguardato proprio il rapporto tra generazioni.
Berardo ha sottolineato come il ricambio non debba essere interpretato semplicemente come sostituzione: il giovane entra e il professionista esperto esce. Il modello più interessante è invece quello del ponte generazionale, nel quale esperienza artigiana e nuove competenze digitali riescono a contaminarsi.
Una dinamica visibile anche nelle aziende familiari della posa, dove padri e figli lavorano insieme e il sapere accumulato nel tempo incontra una generazione più abituata a utilizzare software, dispositivi digitali e nuovi strumenti.
La manualità resta quindi centrale.
Ma cambia ciò che può esserle costruito attorno.
Anche gli edifici esistenti possono diventare smart
Il futuro digitale dell'abitare non riguarda soltanto le nuove costruzioni.
Alla domanda sulla possibilità di rendere intelligente anche il patrimonio edilizio esistente, Putetto ha ricordato come l'innovazione possa essere introdotta progressivamente attraverso dispositivi wireless, sistemi autonomi, sensori e servizi digitali, senza immaginare necessariamente una trasformazione integrale dell'edificio.
Un passaggio particolarmente importante per l'Italia, dove il tema della riqualificazione del patrimonio esistente è inevitabilmente centrale.
Gli edifici costruiti nei decenni passati presentano inoltre spesso spazi comuni, locali inutilizzati, piani intermedi e superfici che possono essere reinterpretati per creare nuovi servizi destinati alla comunità.
La Smart City, dunque, non coincide necessariamente con la città nuova. Può essere anche la città esistente che impara a utilizzare meglio ciò che possiede.
Una nuova idea di posatore
Alla fine della tavola rotonda resta soprattutto un'immagine.
Quella del posatore che entra in un ambiente, lo acquisisce digitalmente, interpreta il progetto, trasferisce le informazioni alle macchine e utilizza robot collaborativi per svolgere alcune delle lavorazioni più gravose, mantenendo nelle proprie mani la responsabilità, la sensibilità estetica e la competenza necessarie a realizzare l'opera.
Non è ancora il cantiere ordinario di oggi. Ma diversi tasselli di quel modello sono già visibili.
Ed è esattamente ciò che Città della Posa sta cercando di mettere in scena a Cersaie: non una contrapposizione tra artigianato e tecnologia, ma il loro incontro.
Il tema THE_GAME_ nasce proprio dall'idea di raccontare il passaggio tra materia e digitale senza abbandonare la tradizione: la tecnologia non cancella il sapere artigianale, ma può ampliarlo.
La partita, allora, non sembra essere tra uomo e macchina.
È quella di una professione che deve riuscire a integrare manualità, conoscenza dei materiali, capacità progettuale, dati, robotica e intelligenza artificiale. E che proprio attraverso questa trasformazione può provare a conquistare uno spazio nuovo nel futuro delle costruzioni e, soprattutto, nell'immaginario delle nuove generazioni.


