Il futuro dell’edilizia non passa più soltanto attraverso il cantiere. Passa dai dati, dall’intelligenza artificiale, dall’efficienza energetica, dai nuovi materiali, dalla qualità degli spazi e dalla capacità di progettare edifici che sappiano dialogare con le persone e con le città. È questa trasformazione a fare da sfondo a B-CAD 2026, la fiera internazionale dedicata a Building, Construction, Architecture e Design che dal 4 al 6 settembre torna al Roma Convention Center La Nuvola, nel quartiere Eur.
La manifestazione, giunta alla terza edizione, riunisce aziende, progettisti, ordini professionali, istituzioni, imprese di costruzione, studi di ingegneria e operatori del real estate, costruendo un luogo di confronto tra mondi che fino a pochi anni fa tendevano spesso a muoversi separatamente. Il programma alterna esposizione, convegni, workshop e formazione professionale, con una impostazione che mette al centro alcune delle questioni decisive per il futuro dell’ambiente costruito.
Dalla fiera di settore a un laboratorio sul futuro delle città
B-CAD nasce come appuntamento dedicato all’industria delle costruzioni e del progetto, ma l’edizione 2026 mostra chiaramente come i confini tradizionali del comparto siano diventati molto più ampi.
La casa, l’ufficio, il quartiere e persino l’infrastruttura stanno diventando sistemi complessi. Alla componente fisica dell’edificio si affiancano quella digitale, ambientale ed energetica. La progettazione deve confrontarsi contemporaneamente con sostenibilità, accessibilità, sicurezza, comfort, costo dell’energia e nuove esigenze sociali.
Per questa ragione le due grandi aree di B-CAD, Design ed Edilizia, vengono articolate attraverso quattro ambiti: Architettura e Design, Costruzioni e Materiali, Sistemi e Climatizzazione, Digitalizzazione Software e BIM. Un’impostazione che permette di leggere l’edificio non più come semplice prodotto immobiliare, ma come organismo nel quale convivono materiali, impianti, software, dati, tecnologia e qualità progettuale.
È probabilmente questa la chiave più interessante della manifestazione. Il settore delle costruzioni sta attraversando una transizione nella quale innovazione tecnologica e trasformazione culturale procedono insieme. Parlare di edilizia significa oggi parlare inevitabilmente anche di come abiteremo.
Rigenerare invece di limitarsi a costruire
Uno dei temi che attraversano B-CAD 2026 è quello della rigenerazione urbana.
Il convegno istituzionale di apertura, significativamente intitolato “Costruire l’Italia, Aprire il Mondo”, ha posto subito il confronto sul livello delle strategie nazionali, collegando Piano Casa, rigenerazione delle città, capacità di attrarre investimenti, internazionalizzazione delle imprese e valorizzazione del Made in Italy.
Tra gli appuntamenti della sessione inaugurale anche la tavola rotonda dedicata a “Piano Casa, rigenerazione urbana e attrazione degli investimenti”, alla quale è prevista, tra gli altri, la partecipazione del presidente dell’Ance Antonio Ciucci. Il confronto coinvolge rappresentanti delle istituzioni nazionali ed europee, mondo imprenditoriale e finanziario, associazioni di categoria, operatori economici e delegazioni internazionali.
La questione non è marginale. In Italia il dibattito sull’abitare non può più essere affrontato separando politiche per la casa, trasformazione urbana, infrastrutture, energia e qualità architettonica.
Costruire nuovi edifici rappresenta soltanto una parte della risposta. Sempre più centrale diventa la capacità di intervenire sul patrimonio esistente, trasformare immobili non più adeguati, recuperare spazi urbani, modificare funzioni e servizi e aumentare la qualità complessiva dei quartieri senza continuare semplicemente a consumare territorio.
In questa prospettiva la rigenerazione urbana diventa anche una questione economica. Un quartiere più accessibile, più efficiente dal punto di vista energetico, meglio collegato e dotato di servizi produce valore immobiliare ma soprattutto valore sociale.
L’intelligenza artificiale entra nel progetto
La vera novità che attraversa buona parte del programma 2026 è però la presenza sempre più evidente dell’intelligenza artificiale all’interno della filiera delle costruzioni.
Non si tratta più di immaginare applicazioni future. AI, BIM e gestione digitale dei dati stanno già modificando le modalità con cui vengono progettati, realizzati e gestiti edifici e infrastrutture.
Il calendario della prima giornata propone, tra gli altri, incontri dedicati agli Smart Building, alla gestione intelligente dell’energia e all’intelligenza artificiale, alla progettazione infrastrutturale digitalizzata e all’AI applicata al BIM.
Il passaggio è importante perché sposta la digitalizzazione dal tavolo del progettista all’intero ciclo di vita dell’immobile.
Un edificio digitale non è semplicemente un edificio progettato utilizzando un software più sofisticato. È un immobile nel quale dati e sensori possono consentire di conoscere consumi, prestazioni e condizioni degli impianti, programmare manutenzioni, ottimizzare l’utilizzo dell’energia e adattare gli ambienti alle persone che li occupano.
La tecnologia può quindi diventare uno degli strumenti attraverso cui raggiungere maggiore sostenibilità. Ma proprio questo rende sempre più importante una domanda che accompagna inevitabilmente l’evoluzione del settore: quanto deve essere tecnologica una casa per poter essere davvero migliore da abitare?
Il rischio sarebbe quello di trasformare l’innovazione in una semplice sommatoria di dispositivi. La vera sfida sarà invece utilizzare la tecnologia per migliorare comfort, sicurezza, salute, semplicità d’uso e qualità della vita.
Smart building significa prima di tutto qualità dell’abitare
L’edificio intelligente è infatti destinato a diventare uno dei principali terreni di incontro tra costruzioni e tecnologia.
Efficienza energetica, climatizzazione evoluta, domotica e gestione degli impianti possono contribuire a ridurre consumi e costi, ma stanno anche cambiando il rapporto tra abitante e spazio.
La casa del futuro potrà conoscere con maggiore precisione le condizioni dell’ambiente interno, adattare temperatura e illuminazione, controllare la qualità dell’aria, gestire l’energia prodotta localmente e integrarsi con servizi esterni.
Sono trasformazioni che interessano naturalmente gli edifici di nuova costruzione, ma che assumono un valore ancora maggiore quando vengono applicate al patrimonio immobiliare esistente.
In un Paese caratterizzato da un importante stock edilizio costruito nei decenni passati, il vero mercato del futuro potrebbe essere quello della trasformazione intelligente dell’esistente.
Da questo punto di vista B-CAD rappresenta un punto di osservazione interessante perché nello stesso luogo si incontrano aziende produttrici di materiali, impiantistica, software, professionisti della progettazione, ingegneria e operatori immobiliari.
Materiali sostenibili e costruzione industrializzata
La trasformazione passa anche dalla materia.
Materiali biocompatibili, sistemi di isolamento e impermeabilizzazione, nuove superfici e soluzioni costruttive ad alte prestazioni occupano una parte significativa della manifestazione.
Il programma affronta inoltre uno dei fenomeni destinati a cambiare maggiormente l’organizzazione del cantiere: l’offsite, cioè la progressiva industrializzazione di parti del processo costruttivo.
Produrre componenti o intere parti dell’edificio in ambienti controllati per assemblarli successivamente in cantiere può significare maggiore precisione, riduzione degli scarti, migliore controllo dei tempi e potenzialmente maggiore sicurezza.
Non è però soltanto una questione tecnologica. La costruzione industrializzata comporta una trasformazione delle competenze e dell’organizzazione delle imprese. Cambiano i mestieri, cambia la progettazione e cambia il rapporto tra fabbrica e cantiere.
Ed è proprio sul capitale umano che si gioca una delle partite decisive per il settore.
La presenza a B-CAD delle attività pratiche realizzate con Formedil, programmate durante le tre giornate della manifestazione, sottolinea la necessità di affiancare all’innovazione tecnologica la formazione di nuovi professionisti e operatori.
“Abitare il futuro”: l’edificio torna a essere pensato partendo dalla persona
Particolarmente significativo, nell’ambito di una manifestazione dedicata alle costruzioni, è l’appuntamento del 5 settembre con “Abitare il futuro – Sostenibilità ambientale, benessere umano e rigenerazione urbana”, organizzato dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e Provincia.
L’incontro, previsto dalle 9.45 alle 14.15, prova a mettere insieme innovazione e qualità della vita affrontando temi che vanno dalla sostenibilità ambientale al comfort abitativo, dall’efficientamento energetico all’intelligenza artificiale, fino all’internazionalizzazione della progettazione e alla rigenerazione urbana.
Il titolo contiene probabilmente una delle questioni centrali dell’intera edizione: non è sufficiente progettare il futuro degli edifici, bisogna progettare il futuro dell’abitare.
Sono concetti simili, ma non coincidenti.
L’edificio riguarda prestazioni, strutture, impianti e materiali. L’abitare riguarda le persone. Significa lavorare, riposare, incontrarsi, muoversi, crescere, invecchiare e costruire relazioni.
Per questo la qualità architettonica torna inevitabilmente al centro della discussione. Una casa può essere energeticamente molto efficiente ma non necessariamente confortevole. Può essere tecnologicamente avanzata ma risultare complicata da utilizzare. Può rispettare tutti i parametri tecnici senza contribuire alla qualità del quartiere nel quale è inserita.
La trasformazione in atto impone quindi un passaggio ulteriore: utilizzare tecnologia e sostenibilità come strumenti, non come obiettivi isolati.
Le professioni cambiano insieme agli edifici
C’è poi un altro grande tema che B-CAD rende evidente: la trasformazione delle professioni.
Architetti, ingegneri, geometri, progettisti, installatori e imprese devono confrontarsi con competenze che fino a pochi anni fa appartenevano ad ambiti differenti.
Il BIM ha introdotto una logica collaborativa nella gestione del progetto. L’AI può accelerare analisi, simulazioni e produzione di alternative progettuali. I sistemi digitali permettono di raccogliere enormi quantità di dati durante la vita dell’edificio.
La tecnologia, tuttavia, non elimina la responsabilità del professionista. Al contrario, aumenta la necessità di interpretare le informazioni, verificare risultati e compiere scelte.
L’Ordine degli Architetti di Roma porta alla Nuvola cinque appuntamenti dedicati, tra l’altro, a urbanistica, nuovi habitat, innovazione, intelligenza artificiale, internazionalizzazione e comunicazione del progetto. Complessivamente gli iscritti possono ottenere fino a 19 crediti formativi professionali.
Anche questo elemento conferma quanto la formazione permanente stia diventando parte strutturale della professione.
Roma laboratorio della trasformazione urbana
Non è casuale, infine, che una manifestazione di questo tipo si svolga a Roma e precisamente alla Nuvola di Fuksas.
Una città caratterizzata contemporaneamente da patrimonio storico, periferie da riqualificare, grandi interventi infrastrutturali, domanda abitativa e trasformazioni immobiliari rappresenta un laboratorio particolarmente significativo per discutere il futuro delle costruzioni.
E La Nuvola diventa quasi una dichiarazione programmatica: un’opera contemporanea inserita in un quartiere fortemente caratterizzato dall’architettura del Novecento, dimostrazione fisica di come linguaggi differenti possano sovrapporsi all’interno della stessa città.
B-CAD prova così a trasformare Roma per tre giorni in un punto d’incontro internazionale tra materiale e digitale, industria e progetto, costruzione e abitare.
La fiera resta aperta fino a domenica 6 settembre, dalle 10 alle 19, con ingresso gratuito attraverso ticket nominale. Oltre agli stand sono accessibili workshop ed eventi formativi, molti dei quali prevedono il riconoscimento di crediti professionali.
Ma il dato più interessante dell’edizione 2026 va probabilmente oltre il calendario.
Il settore sembra aver compreso che il futuro non si giocherà sulla capacità di costruire semplicemente più edifici, ma sulla capacità di realizzare edifici migliori, trasformare quelli che già esistono e costruire città nelle quali sostenibilità ambientale, tecnologia e benessere delle persone possano finalmente diventare parti dello stesso progetto.
Ed è proprio su questo terreno che B-CAD 2026 prova a mettere intorno allo stesso tavolo chi produce materiali, chi progetta, chi costruisce, chi investe, chi governa le città e, soprattutto, chi dovrà abitarle.


