Finanza globale alla svolta, Angelo Deiana a Casa Radio: dazi, algoritmi e filiere ridisegnano il mercato

Nell’intervista a Casa Radio, Angelo Deiana, presidente di Confassociazioni e di Auxilia Finance spa, descrive il cambio di fase della finanza internazionale: i dazi tornano strumento geopolitico, i mercati reagiscono in tempo reale perché sempre più guidati da trading algoritmico e intelligenza artificiale, le filiere globali si spostano con rapidità, mentre l’Italia deve difendere export e potere d’acquisto in un contesto di valuta e prezzi che cambiano.

Il mercato come un sistema nervoso esposto, che reagisce a ogni stimolo in modo immediato, questo è il senso dell’intervento di Angelo Deiana ai microfoni di Casa Radio, chiamato a offrire un quadro della finanza globale nel pieno di una transizione che non riguarda soltanto i listini, ma il modo stesso in cui le economie si organizzano, si proteggono e competono.

Angelo Deiana, presidente di Confassociazioni e di Auxilia Finance spa, parte da una constatazione che vale come premessa metodologica: geopolitica, geostrategia e geoeconomia non sono più categorie per specialisti, perché incidono direttamente su imprese e consumatori, anche su chi pensa di poterne restare fuori.

Il punto, dice in sostanza, è che la politica internazionale è diventata una variabile di mercato, e il mercato, a sua volta, è diventato un attore politico, capace di orientare scelte e priorità. Dentro questa cornice si colloca il tema che domina l’attualità, il ritorno dei dazi come leva non soltanto commerciale, ma strategica. Il tratto distintivo del nuovo ciclo, secondo Deiana, è l’uso della tariffa doganale come strumento di pressione e riequilibrio, un meccanismo che non mira solo a proteggere un settore, ma a ridisegnare rapporti di forza e catene di dipendenza. Per spiegarlo, Deiana ricorre a un passaggio storico che per molti è un ricordo lontano, ma che in realtà funziona da manuale di istruzioni per capire i cambiamenti di paradigma: nel 1971 la decisione di Richard Nixon di superare i vincoli del sistema di Bretton Woods, rompendo la parità tra oro e dollaro, segnò un salto di fase che ridefinì regole, aspettative e comportamenti. La morale, trasportata nell’oggi, è chiara: quando la politica cambia il quadro, il sistema si riadatta, spesso in fretta e in modo non lineare.

L’adattamento, nella lettura di Deiana, avviene soprattutto nelle filiere. Il mercato non resta fermo davanti a un nuovo vincolo, lo aggira, lo incorpora, lo redistribuisce. E qui l’intervistato porta un esempio concreto, domestico, e proprio per questo efficace: l’introduzione in Italia di una tassa di due euro sui pacchi sotto i centocinquanta euro in entrata, anticipando una misura europea prevista in seguito. La conseguenza, racconta Deiana, è stata la deviazione logistica, con spedizioni che invece di arrivare direttamente sui principali scali italiani hanno preso altre rotte, passando da hub alternativi e rientrando poi via terra, è un frammento di cronaca economica, ma anche una lezione di sistema: basta una variazione regolatoria per spostare flussi, margini, convenienze.

Dal punto di vista degli effetti, Deiana invita a distinguere tra impatti sui Paesi, impatti sui mercati e impatti sulle persone. L’Italia, ricorda, è un Paese che esporta una quota rilevante del proprio prodotto interno lordo, e in un contesto di dazi la penalizzazione iniziale colpisce l’esportatore. Tuttavia, la tariffa non resta dove nasce, si ridistribuisce lungo la catena, tra grossisti, rivenditori e consumatori finali, e alla fine una parte significativa del costo tende a trasferirsi sul mercato di destinazione, quindi sui consumatori americani. È un modo per riportare la discussione a terra, lontano dalle semplificazioni: il dazio non è solo una barriera, è una tassa che si muove, e la domanda decisiva diventa chi, in concreto, la paga.

A complicare il quadro c’è la variabile valutaria. Deiana sottolinea che l’attuale fase vede il dollaro indebolirsi, con un effetto immediato per chi importa e per chi esporta. Un dollaro più debole rende i prodotti americani relativamente più convenienti per chi compra dall’estero, ma rende più difficile esportare verso gli Stati Uniti quando l’euro si rafforza, perché riduce la capacità di spesa relativa dei consumatori americani e comprime la competitività di prezzo delle imprese europee. In questo passaggio affiora il nodo industriale: alcuni settori rischiano di soffrire più di altri, e Deiana cita in particolare l’agroalimentare, tipicamente esposto alle dinamiche commerciali e ai cambiamenti improvvisi di accesso ai mercati.

La vera accelerazione, non è soltanto nella politica dei dazi, è nel modo in cui i mercati reagiscono alle notizie. Qui Deiana introduce un elemento che spiega molte anomalie dell’ultimo decennio, la centralità del trading algoritmico e l’uso crescente dell’intelligenza artificiale nell’interpretare flussi informativi. Il risultato, dice, è un’amplificazione degli effetti, perché una notizia classificata come negativa può essere recepita e replicata a velocità e scala superiori a quelle umane, generando movimenti che sembrano sproporzionati rispetto all’evento originario. È un invito alla prudenza, ma anche alla consapevolezza: non si tratta più soltanto di capire i fondamentali, bisogna capire l’ecosistema di reazione del mercato.

Ad Angelo Deiana i conduttori hanno chiesto di esprimere un giudizio sulla recente manovra finanziaria. La sua risposta è netta e, per certi versi, controcorrente rispetto al riflesso automatico che chiede sempre “più investimenti”: la manovra è positiva perché tiene i conti in ordine. Deiana la definisce, in sostanza, una manovra di gestione, non una manovra di espansione, e la colloca accanto a quella che considera la vera grande manovra di investimenti del periodo, il PNRR, che corre in parallelo fino alla sua scadenza. Il ragionamento è pragmatico: in una fase in cui il Paese è sotto vincoli europei e in procedura, l’eventuale maggior gettito non può essere usato liberamente per nuovi investimenti, ma deve contribuire a ridurre deficit e riportare margini di manovra. L’obiettivo, dunque, è riconquistare flessibilità, per arrivare più forti alle scelte dei prossimi anni, quando terminerà la spinta del PNRR e la politica, inevitabilmente, entrerà in una fase più elettorale.

Il filo che unisce finanza globale e agenda nazionale, però, non è soltanto contabile è strutturale e si chiama capacità di decisione. Deiana lo chiarisce con un passaggio che cambia registro, ma non sostanza, quando gli viene chiesto di commentare un fatto di cronaca e di territorio, usato in trasmissione come esempio di fragilità italiana. Il presidente di Confassociazioni ricorda che una quota altissima dei comuni è esposta a rischio idrogeologico, e che troppo spesso il Paese si muove a emergenze, con tamponamenti successivi, invece di investire in prevenzione. Il problema, dice, non è soltanto di risorse, è di burocrazia e di responsabilità, della difficoltà di decidere e di progettare in modo coerente. È un passaggio importante perché riporta la finanza al suo ruolo più concreto: senza governance, senza tempi certi, senza catene decisionali chiare, anche l’investimento migliore perde efficacia.

Intelligenza artificiale e investimenti di natura finanziaria, ci si può fidare? Deiana sceglie una formula volutamente provocatoria, “è molto più brava di noi”, per introdurre un tema serio, la finanza comportamentale. Gli esseri umani, spiega, commettono errori “di pancia”, e il dolore delle perdite pesa più del piacere dei guadagni, deformando decisioni e timing. Le macchine, se progettate bene, possono ridurre questa distorsione, razionalizzare scelte, minimizzare errori. Il punto, nella sua visione, non è se questo futuro arriverà, perché sta già arrivando, il punto è come gestirlo, con quali competenze, con quali regole, con quale educazione finanziaria, visto che nessuno, osserva, ci insegna davvero a gestire i soldi come ci obbligano a fare, ad esempio, sulla sicurezza del lavoro.

Angelo Deiana inserisce un tassello che parla direttamente al tessuto produttivo italiano: la partita dell’intelligenza artificiale si gioca sui dati, e le PMI, da sole, spesso non ne hanno abbastanza per competere, né possono sostenere in autonomia infrastrutture adeguate. Da qui l’idea di fare rete, consorziarsi, costruire piattaforme comuni, anche tra settori diversi, perché i dati, se gestiti bene, generano valore trasversale. E qui la proposta assume un tono operativo: incentivi non solo alla singola impresa, ma ai distretti, a forme di collaborazione che rendano possibile un salto di scala, questa è una visione che ribalta l’istinto individualista, e lo fa per necessità, non per ideologia.

L’intervista si chiude con un riferimento editoriale, perché Deiana annuncia l’uscita di un nuovo volume, secondo capitolo di una trilogia, e definisce il 2026 come “l’anno della svolta”, con cambiamenti che, a suo dire, sorprenderanno anche chi pensa di essere preparato. È una frase che può suonare profetica, ma che in realtà riprende il nucleo dell’intervento: siamo entrati in una fase in cui le regole si muovono, le filiere si spostano, le valute cambiano peso, gli algoritmi amplificano, e la politica economica diventa, di nuovo, un campo di battaglia.

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BRICKS AND MUSIC
Puntata del 30/01/26
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