L’energia è spesso raccontata come una questione tecnica: centrali, reti, impianti, tecnologie. Eppure, come emerge con chiarezza dal dialogo con Riccardo Bani, l’energia è prima di tutto una questione culturale, perché attraversa il nostro modo di vivere, di abitare, di stare al mondo.
Viviamo immersi nel grande paradosso della contemporaneità: la ricerca infinita di energia in un mondo finito. Una popolazione globale in crescita e stili di vita sempre più energivori si scontrano con la consapevolezza che ogni chilowattora prodotto porta con sé un costo ambientale, sociale e morale. La guerra in Ucraina ha reso evidente anche ai più scettici come ogni gesto energetico sia anche un gesto politico.
Secondo Bani, la tecnologia oggi offre risposte impensabili fino a pochi anni fa. Le fonti rinnovabili hanno compiuto un salto significativo in termini di efficienza e costi, rendendo possibile una progressiva riduzione del ricorso ai combustibili fossili. Tuttavia, guardando al 2050, data simbolo degli obiettivi di neutralità climatica, la completa uscita dai fossili appare irrealistica.
In questo quadro si inserisce il tema dell’elettrificazione dei consumi termici e, in particolare, del ruolo delle pompe di calore. Bani sottolinea come queste tecnologie rappresentino oggi uno degli strumenti più concreti ed efficienti per ridurre le emissioni nel settore edilizio, a patto che siano inserite in edifici correttamente progettati e riqualificati dal punto di vista energetico. Le pompe di calore, infatti, non sono una soluzione miracolosa, ma una leva efficace all’interno di una strategia più ampia che metta al centro l’efficienza dell’involucro, la riduzione dei fabbisogni e l’uso consapevole dell’energia.
È in questa prospettiva che si colloca il ruolo di ARSE – Associazione Riscaldamento Senza Emissioni – di cui Bani è presidente: promuovere l’elettrificazione del riscaldamento non come semplice sostituzione tecnologica, ma come passaggio culturale, capace di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e di riportare il tema dell’energia dentro la responsabilità dell’abitare quotidiano.
Accanto alla produzione, emerge con forza il tema della domanda. La transizione energetica non può limitarsi a cambiare le fonti, ma deve interrogare il modo in cui l’energia viene consumata. Introdurre una cultura del limite è una sfida complessa, perché l’energia è un bene invisibile, percepito solo attraverso la bolletta.
La misurazione dei consumi, il monitoraggio in tempo reale e una maggiore consapevolezza possono aiutare a ridurre gli sprechi senza rinunciare al benessere. A questo si affianca il tema della povertà energetica, che non riguarda solo l’accesso economico all’energia, ma anche la capacità di attribuirle un valore.
Guardando agli ultimi decenni, Bani invita comunque a non cedere al pessimismo. La trasformazione del sistema energetico è già in corso e le tecnologie esistono. Ciò che spesso manca è il coraggio politico di accelerare il cambiamento, anche riallocando risorse oggi destinate ai sussidi ai combustibili fossili.
Abitare la transizione significa accettare che il limite non è una rinuncia, ma una nuova forma di equilibrio: un modo diverso di pensare l’energia, non più come risorsa infinita, ma come bene comune da gestire con responsabilità.
Chi è Riccardo Bani
Riccardo Bani è ingegnere nucleare e imprenditore nel settore dell’energia. Dopo una lunga esperienza nella produzione e gestione di sistemi energetici, opera da anni sui temi della transizione, dell’efficienza e dell’elettrificazione dei consumi. È presidente di ARSE – Associazione Riscaldamento Senza Emissioni e svolge attività di divulgazione sui temi energetici, con un approccio che unisce competenza tecnica e visione sistemica.
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